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Roma
6 Dicembre 2025
Mappa che illustra le regioni e gli insediamenti antichi dell'Italia centrale, tra cui Roma, Veio, gli Etruschi, i Sabini e altri, con fiumi e città contrassegnati.
CulturaDal Territorio

La storia di Veio

Veio è un’antica città che non smette mai di stupirci per il continuo fascino e mistero che emana dai suoi ruderi, la storia, le terrecotte. Riprendendo il testo di Alfredo De Agostino ne scopriamo svariati aspetti a noi sconosciuti.

Veio, il territorio e i suoi confini

Veio era la città più meridionale dell’Etruria. Il suo territorio confinava a nord con l’Agro Falisco e con l’Agro Capenate, ad ovest con il fiume Arrone, che la separava dal territorio di Cerveteri, ad est col Tevere, che la separava dal territorio di Roma, ed a sud col mare.

Appartenevano quindi al territorio di Veio i rioni dell’attuale città di Roma, situati al di là del Tevere: Trastevere, Gianicolo, Vaticano, Monte Mario.

I contrasti tra Veio e Roma

Naturalmente la vicinanza e gli interessi comuni tra queste due potenti città, Veio e Roma, generarono una serie di contrasti.

Si può dire che i rapporti tra le due potenze non furono mai pacifici, poiché quando non erano rotti da una dichiarazione di guerra, erano turbati da azioni di brigantaggio e pertanto gli eroi dell’esercito etrusco ci sembrano più avventurieri che condottieri.

Uno di questi fu quell’Aulo Vibenna il cui nome compare su un’iscrizione votiva incisa sul piede cilindrico di un vaso di bucchero scoperto sotto l’ara del Tempio del Portonaccio e attribuito alla metà del VI secolo, cioè al periodo in cui a Roma era al Potere Tarquinio Prisco. Aulo Vibenna è un personaggio storico che assieme al fratello Celio e all’amico Mastarna prese parte alla spedizione per la conquista di Roma.

L’impresa fu portata vittoriosamente a termine da Mastarna, identificato con Servio Tullio, che, a ricordo del compagno caduto, chiamò Celio uno dei sette colli di Roma, mentre l’amico Aulo Vibenna, in ringraziamento della vittoria da loro conseguita, faceva nel santuario della vicina Veio l’offerta del vaso di bucchero col suo nome.

Dello stesso periodo sono i rapporti tra Veio e Roma che Plinio ricorda a proposito della statua di Giove che Tarquinio Prisco ordinò allo scultore Vulca di Veio per dedicarla a Roma in Campidoglio.

E Plutarco racconta che Tarquinio il Superbo commissionò a degli artisti di Veio un gruppo di terracotta per il frontone del Tempio di Giove sul Campidoglio.

Tale gruppo doveva rappresentare Giove sul cocchio tirato da quattro cavalli alati.

Gli artisti veienti si misero subito al lavoro e modellarono il gruppo, ma quando lo posero nel forno esso prima di indurirsi si gonfiò e si ingrandì.

Piermarco Parracciani

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