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3 Ottobre 2026
Violenza sulle donne
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Violenza sulle donne, le ferite iniziano spesso nell’infanzia: oltre 3 milioni di italiane vittime prima dei 16 anni

La violenza contro le donne può cominciare molto prima dell’età adulta. E ciò che accade durante l’infanzia può lasciare conseguenze che attraversano gli anni. È questa la fotografia che emerge dalla terza Indagine sulla Sicurezza delle donne dai 16 ai 75 anni, condotta dall’Istat tra marzo 2025 e gennaio 2026 nell’ambito dell’accordo con il Dipartimento per le Pari Opportunità.

I numeri restituiscono le dimensioni di un fenomeno spesso nascosto: il 15,3% delle donne italiane tra i 16 e i 75 anni, circa 3 milioni di persone, dichiara di avere subito almeno una forma di violenza fisica o sessuale prima dei 16 anni.

Tra le donne straniere la percentuale è dell’11,4%, corrispondente a oltre 244mila persone, con valori particolarmente elevati tra le rifugiate, per le quali si arriva al 22,4%.

Quasi 1,65 milioni di italiane hanno subito violenza sessuale prima dei 16 anni

Particolarmente grave è il dato relativo alla violenza sessuale. L’8,2% delle donne italiane, poco meno di un milione e 650mila, dichiara di averne subito almeno una prima dei 16 anni. Tra le straniere la percentuale è del 3,4%, pari a circa 72.700 donne. Un elemento positivo arriva dal confronto con la precedente indagine Istat del 2014. Considerando la fascia di età tra 16 e 70 anni, l’unica per la quale è possibile effettuare un confronto omogeneo, la percentuale di donne che riferisce violenze sessuali subite prima dei 16 anni è passata dal 10,6% al 7,8%.

Una diminuzione importante, che non riduce tuttavia la gravità e la diffusione del fenomeno. Tra le forme più frequenti ci sono i contatti indesiderati nelle parti intime del corpo, indicati dal 7,2% delle italiane e dal 2,8% delle straniere. Nelle forme più gravi le percentuali diminuiscono e le differenze tra italiane e straniere diventano più contenute: il 2,1% delle prime e l’1,8% delle seconde riferisce, ad esempio, di essere stata costretta a toccare le parti intime di qualcuno.

I dati Istat: il 15,3% delle donne italiane tra 16 e 75 anni dichiara di aver subito violenza fisica o sessuale prima dei 16 anni. Più della metà delle vittime di violenza sessuale non ne parlò con nessuno. E per chi ha vissuto queste esperienze da bambina aumenta fortemente l’esposizione alla violenza anche nell’età adulta.

Gli autori sono soprattutto persone conosciute

Uno degli aspetti più significativi dell’indagine riguarda il rapporto tra vittima e autore. La violenza subita durante l’infanzia proviene molto più frequentemente da persone conosciute che da sconosciuti. Il 13,5% delle italiane e l’11,2% delle straniere riferisce violenze fisiche o sessuali da parte di almeno una persona conosciuta, includendo familiari e parenti. Le percentuali scendono rispettivamente al 2,1% e allo 0,6% quando l’autore è uno sconosciuto.

Tra le persone conosciute assumono un peso significativo anche i genitori: sono indicati dal 3,9% delle italiane e dal 4,3% delle straniere. Seguono altri familiari, amici e conoscenti e, con frequenze inferiori, altre figure incontrate nel corso della vita quotidiana. Per le violenze sessuali, parenti, amici e amici di famiglia rappresentano una parte rilevante degli autori, quasi sempre uomini.

Quando gli abusi sessuali avvengono all’interno della famiglia risultano meno frequenti rispetto ad altre situazioni, ma tendono a ripetersi più spesso.

Il silenzio delle bambine: più del 58% non ne parlò con nessuno

C’è poi un dato che racconta forse meglio di altri la solitudine nella quale possono consumarsi queste esperienze. Più del 58% delle vittime di violenza sessuale non parlò con nessuno, quando era bambina, di quanto aveva subito. La maggior parte degli episodi si concentra tra gli 11 e i 16 anni, ma esistono casi che iniziano molto prima: tra le vittime italiane, l’8,2% colloca il primo episodio prima dei sei anni. Numeri che richiamano l’importanza della capacità degli adulti, delle famiglie, della scuola e dei servizi di intercettare segnali di disagio che una bambina può non essere in grado di raccontare direttamente.

Violenza fisica per circa una donna su dieci

Alla violenza sessuale si aggiunge quella fisica. Circa il 9% delle donne dichiara di averla subita prima dei 16 anni: il 9,2% delle italiane, pari a circa un milione e 847mila persone, e il 9,6% delle straniere, oltre 206mila. Le forme più diffuse sono spinte, strattonamenti e schiaffi. Ma non mancano episodi molto più gravi: essere colpite violentemente, prese a calci, percosse con oggetti, bruciate o ferite con un’arma ha riguardato il 3,1% delle italiane e il 3,3% delle straniere. Nelle forme più gravi della violenza fisica emerge soprattutto il ruolo dei genitori. A questo quadro si aggiunge la violenza psicologica. Il 4,3% delle italiane e il 4,6% delle straniere dichiara di avere subito sempre o spesso umiliazioni o denigrazioni prima dei 16 anni.

Quando i bambini assistono alla violenza

La violenza può segnare l’infanzia anche quando non viene esercitata direttamente sulla bambina. Il 10,4% delle donne italiane e straniere dichiara di avere assistito durante l’infanzia a violenze verbali o fisiche tra i genitori. Una quota analoga ha assistito a umiliazioni e denigrazioni rivolte ai fratelli: 10,3% tra le italiane e 11,6% tra le straniere. È la cosiddetta violenza assistita, un fenomeno che l’indagine individua come importante fattore di rischio. Tra le donne italiane che da bambine hanno assistito sia a violenze verbali sia fisiche, quasi la metà ha subito direttamente, sempre durante l’infanzia, violenza fisica o sessuale. Tra le straniere la quota è poco inferiore a un terzo.

Dall’infanzia all’età adulta: il rischio quasi raddoppia

È proprio il legame tra ciò che accade prima dei 16 anni e l’esperienza della violenza nell’età adulta a rappresentare uno dei risultati centrali dell’indagine. Complessivamente, il 31,9% delle italiane e il 27,4% delle straniere dichiara di aver subito violenze fisiche o sessuali da adulta. Ma tra le donne che avevano già subito violenza fisica o sessuale da bambine le percentuali salgono rispettivamente al 57,2% e al 56,8%.

In altre parole, tra chi ha conosciuto la violenza prima dei 16 anni, più di una donna su due riferisce di averla subita anche nell’età adulta. Una relazione che, precisa l’indagine, emerge anche nei dati europei. Particolarmente critica appare l’esposizione alla violenza all’interno della famiglia. Tra le italiane che hanno subito violenza fisica dal padre durante l’infanzia, la quota di chi riferisce violenze fisiche o sessuali nell’età adulta raggiunge il 68,2%. I dati descrivono un’associazione statistica molto forte, senza significare che la violenza subita nell’infanzia determini inevitabilmente quella futura. Mostrano però quanto le esperienze vissute nei primi anni possano essere collegate a una maggiore vulnerabilità nel corso della vita.

Spezzare la catena della violenza

È qui che i numeri dell’Istat assumono un significato che va oltre la statistica. Contrastare la violenza sulle donne significa certamente intervenire quando la violenza emerge, proteggere le vittime e perseguire gli autori. Ma significa anche agire molto prima, quando le vittime sono ancora bambine o adolescenti. Significa riconoscere la violenza assistita, aiutare chi cresce in famiglie segnate da aggressività, umiliazioni e sopraffazione, costruire nella scuola una cultura delle relazioni fondata sul rispetto e mettere bambini e ragazzi nelle condizioni di poter parlare con adulti capaci di ascoltare. Soprattutto, significa rompere quel silenzio raccontato da un dato impressionante: oltre la metà delle donne che hanno subito violenza sessuale da bambine non ne parlò con nessuno. La diminuzione rispetto al 2014 della quota di donne che riferisce violenze sessuali prima dei 16 anni rappresenta un segnale da registrare. Ma milioni di esperienze di violenza nell’infanzia e il forte legame statistico con quelle vissute successivamente mostrano quanto il percorso sia ancora lungo.

Prevenire la violenza sulle donne, dunque, significa anche proteggere le bambine. Perché intervenire nell’infanzia può voler dire interrompere una catena che rischia di accompagnare una persona per tutta la vita.

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