Nei recenti congressi dedicati all’udito e all’invecchiamento, ho approfondito il rapporto tra la perdita dell’udito (ipoacusia) e il declino cognitivo. Quando chiedo ai miei pazienti quali siano le loro maggiori paure legate alla salute, molti rispondono senza esitazione: la demenza e l’Alzheimer.
Secondo l’Alzheimer’s Disease International, il numero di persone affette da demenza è destinato a raddoppiare nei prossimi vent’anni. Con l’avanzare dell’età, è normale sperimentare piccoli rallentamenti nella memoria e nella capacità di elaborare le informazioni, ma la demenza influisce su funzioni vitali come la memoria a breve termine, l’orientamento e il comportamento.
Chi è più a rischio di sviluppare l’Alzheimer?
Non esiste un’unica causa scatenante, ma alcuni fattori aumentano il rischio della malattia, tra cui:
- L’età avanzata
- La predisposizione genetica
- Le malattie cardiovascolari
- I traumi cranici e un’alimentazione scorretta
- L’isolamento sociale e la depressione
Uno studio del Dr. Wilson (2007) ha dimostrato che la solitudine accelera il declino cognitivo, sottolineando l’importanza di mantenere attiva la mente e di coltivare una vita sociale ricca di stimoli.
Il ruolo della perdita dell’udito nel declino cognitivo
Numerose ricerche hanno evidenziato il legame tra ipoacusia e demenza. Già nel 1989, uno studio condotto da Uhlmann e colleghi aveva rilevato un’incidenza maggiore di perdita dell’udito tra i pazienti con Alzheimer rispetto a quelli senza problemi cognitivi.
Nel 2011, il Dr. Frank Lin della Johns Hopkins School of Medicine ha confermato che non trattare l’ipoacusia aumenta il rischio di declino cognitivo. La difficoltà di sentire bene porta infatti a un progressivo isolamento, riducendo gli stimoli mentali e aggravando i problemi neurologici.
La prevenzione è fondamentale: fai un controllo dell’udito
A partire dai 60 anni, è essenziale monitorare la propria capacità uditiva e intervenire tempestivamente in caso di difficoltà.
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Stefano Tomassetti
Dottore Audioprotesista
