Dai primi giorni della nomina di Assessora alle Politiche Sociali, nel novembre 2021, consapevole dei fondi di Roma Capitale messi a disposizione per interventi di accoglienza di persone senza fissa dimora, è iniziata una grande corsa per la costruzione di un progetto fino ad ora mai realizzato nel nostro territorio.
È stata una sfida, trovandoci in pieno inverno, il gelo ogni notte avrebbe potuto causare la morte di chi era alla ricerca di un riparo.
Il piano di accoglienza di persone senza fissa dimora
E così il piano di accoglienza ha avuto inizio il 2 gennaio 2022 in un camping a La Giustiniana, con operatori da una parte impegnati ad organizzare le stanze e persone fragili dall’altra con i loro pochi oggetti personali, pronti, ma anche impauriti, ad intraprendere un nuovo percorso.
Non dimenticherò mai le parole di uno di loro: “per la prima volta c’è qualcuno che non ci chiede di spostarci, ma ci accoglie in un luogo caldo, con un pasto e una doccia.”
In questi due anni e mezzo, nelle varie fasi estive ed invernali, si sono alternate una cinquantina di persone circa, la gran parte uomini, che da sempre “abitavano” gli angoli più bui del nostro Municipio, da Olgiata a Prima Porta.
Reinserimento sociale
L’esperienza ci ha insegnato che quel centro di passaggio, pur confortevole, non sarebbe però potuto essere un luogo in cui fare il passo successivo verso il reinserimento sociale, soprattutto per chi ha un forte principio di autodeterminazione.
Accordo tra Municipio XV e la Diocesi Suburbicaria di Porta-Santa Rufina
E allora a partire dal 1° giugno 2023, grazie ad un importante accordo tra Municipio XV e la Diocesi Suburbicaria di Porta-Santa Rufina, in un appartamento a La Storta sono state spostate quelle persone che avrebbero potuto intraprendere un percorso in semiautonomia, pur sempre guidati dagli operatori municipali.
E a soli undici mesi dall’entrata in quella casa, un giovane uomo ne è uscito con un lavoro regolare per spostarsi in affitto in zona. Una grande soddisfazione per lui ma anche per chi tutti i giorni vive e lavora nel Sociale.
Il disagio mentale diventa una questione di tutti e della Comunità
Molto spesso però non è sufficiente un centro di accoglienza o un appartamento, soprattutto per quelle persone che negli anni, devastate dagli eventi, hanno iniziato a fare uso di sostanze o sono cadute nel vortice dell’alcool.
Ancora più complesso è l’approccio, poi, con chi ha problemi di salute mentale e si rifiuta di intraprendere un percorso di cura.
Per questi ultimi, presenti in più zone del nostro Municipio, dal Fleming a Olgiata, l’intervento non può e non deve essere solo degli Uffici del Sociale, come spesso richiestoci.
Occorre intervenire su più fronti e a più livelli a partire dal supporto del Centro di Salute Mentale.
Ad esempio, per il ragazzo che ha dormito per giorni nel centro commerciale di Olgiata, siamo in attesa di un ricovero.
Pur non essendo un residente del nostro Municipio, non possiamo e non dobbiamo fare finta che non esista, il suo disagio mentale diventa una questione di tutti e della Comunità, a partire da chi ogni giorno nel quartiere cerca di stargli accanto anche solo per una chiacchierata.
Il Piano Sociale Municipale triennale
Il concetto di rete comunitaria è stato fortemente approfondito durante il lavoro degli ultimi mesi per l’elaborazione del Piano Sociale Municipale triennale nel quale è emersa l’importanza dei comitati di quartiere quali sentinelle per tutte le fragilità territoriali, in particolare tra tutti le persone senza fissa dimora.
