C’è un momento durante un viaggio, quando tutto si acquieta e cala il silenzio, in cui ci si rende conto che il mondo è molto più grande rispetto alla nostra città o paese di provenienza. Camminare per le strade di un luogo sconosciuto, ascoltare una lingua che non si comprende, parlare con persone che hanno abitudini completamente diverse dalle nostre. Sono questi i momenti in cui ci si rende conto che viaggiare non significa spostarsi da un luogo all’altro, ma cambiare, almeno per qualche giorno, il modo in cui guardiamo la vita. Attenzione, però. Non parliamo di vacanza, quell’esperienza che fai per rilassarti, per fuggire dalla quotidianità. Il viaggio è un qualcosa di unico, qualcosa che è capace di cambiare il nostro essere noi. Gianluca Gotto, autore italiano di grande fama, in uno di suoi libri ha scritto: “Non c’è bisogno di cambiare il mondo per essere felici. Basta cambiare lo sguardo”. Nel libro “Come una notte a Bali”, da cui è tratta la citazione, il protagonista ha riscoperto la sua vita grazie a un viaggio.
Viaggiare significa cambiare sguardo
Prima della creazione delle compagnie low-cost, delle piattaforme per prenotare alberghi o B&B come Booking, viaggiare significava confrontarsi con l’ignoto, cosa che molti non potevano permettersi di fare. Oggi le possibilità sono aumentate enormemente. Basta pensare che molti giovani prima di partire si informano su cosa vedere e dove mangiare tramite i social media. Eppure, il valore dell’esperienza è rimasto lo stesso. Conoscere un luogo attraverso uno schermo non è come viverlo. Un’immagine può mostrare un quadro, ma non può restituire il brusio di sottofondo delle persone presenti nel museo. Una foto postata su Instagram non può riprodurre il sapore di un piatto tradizionale.
Uscire dalla propria comfort zone
È il confronto con un’altra cultura che rende il viaggio un’esperienza di crescita personale. Quando partiamo, siamo costretti a uscire dalla comfort-zone. Farò un esempio personale. Dormire con altre persone mi fa totalmente impazzire; non riesco a chiudere occhio se so di avere qualcuno accanto (specie se russa!). Eppure, quando mi ritrovo in una camera di hotel o in un ostello, pronta per l’avventura che mi aspetta il giorno dopo, la cosa non mi pesa più così tanto. Partire significa dover comunicare con sconosciuti, risolvere i piccoli problemi giornalieri, adattarsi a ritmi e stili di vita differenti. Ma questi inconvenienti non solo sono parte del viaggio, ma ci insegnano che non tutto può essere programmato e che non sempre possiamo avere il controllo.
Il confronto con gli altri abbatte i pregiudizi
Viaggiare significa ridimensionare le nostre convinzioni. Ciò che a casa consideriamo normale, in un Paese straniero può essere visto come qualcosa di completamente fuori luogo. In Cina, per esempio, ruttare a fine pasto è considerato tradizionalmente un segno di gradimento verso chi ha cucinato, per dimostrare che il cibo era di proprio gusto. In Italia, invece, non è assolutamente così. Ecco che cose come un’abitudine alimentare, un orario, il rapporto con la famiglia, possono cambiare radicalmente da una cultura all’altra. Sono tutti modi possibili di abitare il mondo. Incontrare persone diverse da noi può contribuire a sviluppare maggiore apertura mentale ed empatia, distruggendo i pregiudizi di cui, purtroppo, è fatta la nostra società. Chiaramente, il viaggio non rende automaticamente persone migliori. Si può fare il giro del mondo e rimanere esattamente gli stessi. Ma quando lo si fa con curiosità e rispetto, può diventare uno strumento straordinario di crescita umana e spirituale.
Quando conoscere il mondo diventa un privilegio
Purtroppo, però, ad oggi viaggiare è diventato per molti sempre più complicato. Gli stipendi, soprattutto per i giovani, non sono abbastanza alti. Affitti, mutui, bollette e il resto delle spese quotidiane portano via buona parte dei propri risparmi. Diventa difficile mettere da parte qualcosa per una vacanza, specie se a fine mese rimane poco o nulla. Il risultato è che il viaggio rischia di trasformarsi in un privilegio. In un periodo storico in cui molte persone si sentono schiacciate dalla precarietà economica e dall’incertezza sul futuro, può sembrare quasi irresponsabile, da parte mia, parlare dell’importanza di viaggiare. Ma, forse, proprio per questo è necessario farlo. Una società composta da persone che non hanno mai avuto a che fare col “diverso” rischia di trasformarsi in una società sempre più chiusa e diffidente. Il viaggio allora non è soltanto una pausa dalla quotidianità, dalla frenesia, dalle difficoltà della vita, ma diventa parte della vita stessa.
Forse, in fondo, basta ricordarci che il mondo non finisce ai confini delle nostre abitudini, che esistono Paesi completamente diversi dal nostro, con modi di vivere e pensieri differenti. E per quanto ad oggi possa essere difficile permetterselo, conoscere il mondo nella sua realtà più cruda rimane una delle forme più importanti con cui possiamo imparare a conoscere meglio noi stessi.
