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8 Ottobre 2026
i luoghi dell’infanzia tornano a vivere attraverso i ricordi
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Roma, i luoghi dell’infanzia tornano a vivere attraverso i ricordi

“Re_cordis” porta gli anziani a raccontare la città degli anni Cinquanta e Sessanta: vicoli, quartieri, persone e spazi scomparsi diventano una memoria condivisa

Ci sono luoghi che cambiano, strade che assumono un volto diverso, palazzi che prendono il posto di giardini e spazi nei quali un tempo si giocava. Ma esiste una città che continua a vivere nella memoria di chi l’ha attraversata da bambino.

È da questa idea che nasce “Re_cordis, i luoghi della memoria dell’anima tra i vicoli di Roma”, il laboratorio curato da Barbara Giovanna Sorge nell’ambito di Letterature Senza Esercito, il festival eco-letterario diffuso che animerà Roma dal 3 ottobre al 21 novembre con incontri, laboratori, percorsi urbani e appuntamenti dedicati alla letteratura nelle sue diverse forme. Il festival è ideato e organizzato dal Centro Culturale Connessioni, articolazione di APS Mondoscrittura, ed è promosso da Roma Capitale nell’ambito di un Avviso Pubblico, in collaborazione con Zètema Progetto Cultura.

Il progetto Re_cordis coinvolgerà 20 persone tra i 68 e i 90 anni che hanno vissuto la propria infanzia a Roma. Gli appuntamenti sono previsti il 6 ottobre alle 11 e l’11, 18 e 25 ottobre alle 15.30, presso il Teatro Empatico di via Anton Giulio Bragaglia 33. La partecipazione è gratuita, con prenotazione obbligatoria.

Quando i ricordi personali raccontano una città

L’obiettivo è andare oltre la semplice rievocazione nostalgica. Attraverso racconti, immagini, emozioni e descrizioni, i partecipanti saranno invitati a ricostruire i quartieri nei quali sono cresciuti: le strade percorse da bambini, gli spazi verdi oggi scomparsi, le persone, il modo di vestire e persino le parole e le espressioni utilizzate allora.

Tasselli apparentemente individuali che, messi insieme, possono comporre un grande mosaico della Roma degli anni Cinquanta e Sessanta.

È forse questo l’aspetto più affascinante dell’iniziativa: trasformare la memoria personale in una forma di patrimonio collettivo. Perché una città non è fatta soltanto dei suoi monumenti o dei suoi edifici. È fatta anche delle storie di chi l’ha abitata, delle abitudini quotidiane, dei giochi dei bambini, dei negozi di quartiere, delle relazioni tra le persone e di quei piccoli dettagli che difficilmente entrano nei libri di storia.

Un viaggio nell’infanzia attraverso il metodo di Danilo Dolci

Il percorso utilizza la Struttura Maieutica Reciproca, sperimentata dal sociologo ed educatore Danilo Dolci, per favorire il confronto e far sì che i ricordi dei singoli possano intrecciarsi con quelli degli altri. Il laboratorio vuole così ricostruire un “panorama” corale della città, facendo riaffiorare luoghi e atmosfere che il tempo e le trasformazioni urbane hanno modificato profondamente.

Ma Re_cordis vuole essere anche un’esperienza partecipativa e, in qualche modo, giocosa. Il ritorno all’infanzia diventa infatti occasione per riscoprire quella libertà con cui, da bambini, tutto poteva sembrare possibile, creando allo stesso tempo uno spazio capace di mettere in relazione persone adulte con storie ed esperienze differenti.

Barbara Sorge e l’esperienza della maieutica reciproca

A guidare il laboratorio sarà Barbara Giovanna Sorge, che vive a Roma dall’età di nove anni e da molti anni lavora sui temi della comunicazione, della partecipazione, della creatività e dell’educazione emozionale attraverso la Struttura Maieutica Reciproca Integrata.

Sorge ha collaborato direttamente con Danilo Dolci dal dicembre 1994 fino alla sua scomparsa, nel 1997, e conduce personalmente laboratori basati sulla maieutica reciproca dal 1996. Nel corso della sua esperienza ha lavorato anche presso la Scuola Holden, la Scuola Nazionale di Cinema di Roma e nelle scuole pubbliche di diversi ordini e gradi.

Re_cordis diventa così qualcosa di più di un laboratorio sulla memoria: è un modo per ricostruire una città attraverso gli occhi di chi l’ha vista cambiare.

Perché conservare il ricordo dei luoghi significa anche comprendere meglio ciò che siamo diventati. E ascoltare chi conserva nella propria memoria una Roma che in parte non esiste più può essere un modo prezioso per impedire che, insieme ai luoghi, scompaiano anche le storie che li hanno resi vivi.

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